Gerda Taro e la fotografia come atto politico

Gerda Taro

Il 1º agosto 1910 nasce a Stoccarda Gerta Pohorylle.
Ha radici ebraiche polacche, un carattere forte e una grande attitudine all’impegno sociale. Proviene da una famiglia borghese, ma presto abbandonerà il suo cognome per farsi chiamare Gerda Taro.

Juana Romani


Con l’avvento del nazismo in Germania, la sua vita diventa complicata e, dopo un periodo in carcere per il suo attiivismo nel Partito Comunista Tedesco, si rifugia in Francia, mentre la sua famiglia emigra in Palestina e in Inghilterra.

Gerda Taro – foto di Fred Stein

Un fotografo americano nel Vecchio Continente

Intelligente, versatile e brillante, a Parigi, Gerda Taro trova lavoro come dattilografa e segretaria.
Qui incontra l’ungherese Endre Friedman, con cui intreccia un sodalizio professionale e sentimentale. È lui ad iniziarla alla fotografia, ma è Gerda Taro ad avere l’idea di inventare un personaggio il cui nome diventerà leggendario e che farà aumentare in modo esponenziale loro commesse: il celebre fotografo americano Robert Capa.
A lungo la coppia firma indistintamente le immagini Capa-Taro, abitudine che renderà a lungo di difficile attribuzione il lavoro di entrambi.

Gerda Taro Clara Zennaro
Robert Capa, fronte di Segovia, Spagna – 1937

Due fotoreporter sul fronte della Guerra Civile Spagnola

Durante la Guerra Civile Spagnola, nel 1936, la coppia si reca a Barcellona, affiancando la resistenza sul fronte. Gerda Taro e Robert Capa realizzano intensi reportage che vengono pubblicati dalle riviste Regards, Life e Vu e dal quotidiano Le Soir.
È l’epoca delle prime macchine compatte, che permettono una nuova agilità di movimento.
Con l’audacia e il coraggio che la caratterizzano, Gerda Taro scatta immagini forti, che offrono una prospettiva unica sulla guerra in corso.

Oltre all’inseparabile Leica, Gerda Taro utilizza anche una Rolleiflex, i cui inconfondibili negativi di formato quadrato sono di grande aiuto per l’attribuzione delle sue immagini.
Soltanto il ritrovamento in Messico, alla fine degli anni Novanta, di una valigia contenente 4.500 negativi riportanti indicazioni precise di luoghi e autori, ha permesso la certa attribuzione delle immagini scattate in Spagna da Gerda Taro, Robert Capa e dal loro amico David Seymour. Il documentario The Mexican Suitcase di Trisha Ziff (2011) racconta la singolare vicenda.

L’addestramento delle miliziane

Gerda Taro testimonia l’attiva presenza femminile al fronte, offrendo uno sguardo nuovo sul conflitto, ritraendo l’addestramento delle miliziane spagnole sulle spiagge barcellonesi.
Le fotografie di Gerda Taro, che hanno la capacità di immortalare l’essenza profonda dei momenti più significativi del conflitto, esprimono un forte messaggio politico.

Gerda Taro Clara Zennaro
Miliziane repubblicane si addestrano in spiaggia – 1936

In una delle immagini alcune donne avanzano in una fila ordinata, sorreggendo pesanti fucili. Nei loro sguardi e nella loro postura si percepisce il senso del dovere e l’orgoglio nel servire la patria. Il punto di vista fortemente ribassato conferisce una solenne monumentalità alle figure delle combattenti.
In un’altra fotografia, una ragazza inginocchiata sulla sabbia si appresta a mirare il bersaglio, che si trova fuori dalla composizione. Il suo profilo è una sagoma scura e sinuosa che si staglia sul biancore delle nuvole. Dall’espressione del suo volto traspare tutta la concentrazione impiegata nell’atto che sta per compiere. La ragazza indossa un paio di eleganti scarpe con il tacco, dettaglio femminile che stride con la posa militaresca assunta.

Gerda Taro Clara Zennaro
Miliziana che si esercita sulla spiaggia di Barcellona -1936

Gerda Taro è una reporter intrepida. Durante gli attacchi dell’aviazione nazionalista, si spinge in prima linea, rischiando più volte la vita. È considerata una delle prime fotoreporter donna a portarsi nel cuore dei conflitti.
I servizi realizzati durante la violenta battaglia di Brunete riscuotono un successo internazionale.
Gerda Taro ritrae le milizie repubblicane e le vittime civili, senza alcun filtro o distorsione, raccontando la nuda e drammatica verità della guerra e l’umanità e il coraggio di coloro che la vivono sulla propria pelle.

Gerda Taro Clara Zennaro
Miliziani repubblicani – 1936

La tragica morte di Gerda Taro

È nell’area del fronte di Brunete che, nel 1937, Gerda Taro sta viaggiando aggrappata al predellino esterno di un mezzo.
Quando il convoglio viene bombardato all’improvviso, la fotografa cade e finisce sotto i cingoli di un carro armato in movimento, che la schiaccia dalla vita in giù.
Gerda Taro trattiene le proprie viscere in sede con le mani, mentre viene trasportata all’ospedale di Brunete, dove muore poche ore dopo il suo arrivo.
È la prima reporter a perdere la vita su un campo di battaglia.

Gerda Taro Clara Zennaro
Due ragazzi sopra a una barricata – 1936

Il grande impegno politico e la tragica morte consacrano Gerda Taro a vero e proprio simbolo di coraggio e sacrificio.
Gerda Taro viene sepolta, il giorno del suo ventiseiesimo compleanno, nel cimitero parigino del Père-Lachaise. Le sculture della sua tomba vengono realizzate da Alberto Giacometti.
Il Partito Comunista Francese organizza il suo funerale e la nomina martire antifascista.

Nel 1938, Robert Capa pubblica in sua memoria il libro Death in the Making.

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